La squadra che ha portato Taranto nell'Olimpo del basket in carrozzina scende di serieLa retrocessione è l'ultimo capitolo di una stagione nata male e finita nel caos.Quartu Sant'Elena annienta gli ionici per 65 a 90 e conquista la salvezza.
Lo spettacolo della dissoluzione è andato in scena, sabato sera, al Palafiom. Nessuna battaglia disperata per difendere l'ultima chance di salvezza, nessun cuore gettato oltre l'ostacolo capace del miracolo: la sconfitta appare una realtà inesorabile dopo soli cinque minuti di gioco.
Gara-2 dei Play out del campionato di A1 di basket in carrozzina se l'aggiudica l'unica squadra in campo: il Quartu Sant'Elena. Il Comes Dream Team, padrone di casa rassegnato e mesto, consegna agli ospiti le chiavi del campo e il lasciapassare per la salvezza.
I Ba.D.S. Quartu Sant'Elena infieriscono, punendo il canestro ionico fino agli ultimi secondi lanciati dal tabellone, alimentandosi con la gioia della permanenza in A1 e divorando un avversario che si fatica a definire tale tanto è ridotto, dalla sofferenza, all'ombra di sè stesso.
Finisce 65 a 90 il match che avrebbe dovuto essere quello della speranza, dopo una sconfitta per soli 6 punti, in gara -1, nonostante le pesanti assenze di Di Bennardo e Latagliata.
E' sceso in campo, a riabilitazione ancora in corso, lo storico pivot del Dream Team e campione europeo in carica, Vincenzo Di Bennardo. Le sue lacrime e quelle del resto della squadra mettono il punto su una stagione disastrosa che non ha condonato a nessuno nè errori e nè colpe.
La partita:
Partenza sprint per entrambi i quintetti in campo: Aniello Diana schiera Campbell, Counts, Bandura, Stella e Miceli; Emanuela Comella risponde con Jimenez, Nortje, Erben, Curle e Sindelar.
Il Dream Team sembra crederci, la difesa tignosa chiude bene gli spazi, Bandura in attacco non perde un'occasione per infilare la rete avversaria. Nelle prime battute di gara, i Ba.D.S. cercano la sistemazione ottimale in campo e vanno a segno, ma senza esondare, grazie ai soliti Nortje, Curle e Erben. Dopo meno di cinque minuti, il rimpallo costante di azioni offensive e centri consegna alle due squadre il pareggio sugli 11 punti. E' l'ultimo momento di entusiasmo di cui potrà godere il pubblico presente sugli spalti (quasi al completo il Circolo Fotografico "Il Castello" di cui è uno storico rappresentante Vincenzo Di Bennardo, cestista e fotoamatore): dalla metà del primo parziale, fino alla fine del match, si assiste ad una rapida disgregazione delle forze rossoblu in campo e al dilagare dei sardi sempre più sicuri di sè. Sull'11-16 Diana chiama il primo Time out per Taranto. La carica suonata Aniello Diana, Coach in partita e instancabile motivatore, ha l'effetto di accorciare subito a -3 la distanza dai sardi, grazie ad un canestro deciso di Bandura sulla soglia della lunetta. Il pivot polacco Bandura trascina da solo la penetrazione rossoblu, mentre Counts e Campbell, irriconoscibili, si rendono protagonisti di una serie impressionate di errori fin troppo facili. Il fischio del direttore di gara arriva sul punteggio di 21-28.
Il secondo periodo segna il ritorno in campo di Vincenzo Di Bennardo, tra le fila della squadra che ha contribuito a fondare, dopo più di un mese di assenza a causa di un severo problema cervicale. Di Bennardo ci mette il cuore e la passione e accorcia a -10 il divario dai Ba.D.S. arrivato a -12. In campo cresce il nervosismo: la compagine ionica non riesce a chiudere la cerniera e i tre tiratori sardi Nortje, Curle e Erben passeggiano bucando il canestro come fossero alle prese con un continuo tiro libero. Sul 28-40 Stella infila da sotto e si grida al miracolo. Il Dream Team in campo assomiglia ad una nube di vapore acqueo: inconsistente, confuso, dissolto. Il comparto arretrato non contiene più nessuna penetrazione, i rimbalzi sono tutti dei sardi, l'offensiva rossoblu è bloccata dal ferro che rimbomba nelle orecchie come una condanna. Il vantaggio di Quartu Sant'Elena è +20 a due minuti dalla fine del secondo quarto. Dopo 8 minuti senza trovare la retina, gli ionici vanno a segno con Jake Counts: 31 a 54 è il vantaggio ospite. In campo gli animi rossoblu sono prostrati da una serie implacabile di errori e orrori: palle perse, tiri fuori asse, rimbalzi facili strappati dalla rassegnazione più che dagli avversari. Si arriva all'intervallo lungo con un passivo di -22 punti: 34 a 56.
La ripresa non porta novità in casa Dream Team: l'inerzia è totale, il caos offre bella mostra di sè. In difesa viene tentata la reazione dell'orgoglio: i tre cecchini sardi penetrano con minore scioltezza rispetto ai primi due tempi, la grandinata di canestri avversari piove con più debole intesità. In fase offensiva, tuttavia, i tarantini non sfruttano le migliori chiusure del comparto arretrato, vanificando buone occasioni con tentativi di tiro mal impostati e fuori in partenza. I Ba.D.S., caricati dall'eccitazione della salvezza ormai ampiamente ipotecata, recuperano la padronanza dell'area avversaria e, trascinati da un Nortje feroce, mettono a segno punti su punti raggiungendo il massimo vantaggio di +23, a tre minuti dalla fine del parziale. Aniello Diana tenta nuove rotazioni e rimette in campo Di Bennardo (fuori dalla fine della seconda frazione) al posto di Counts. Il binomio Di Bennardo-Bandura aggiunge dinamismo al gioco in area, ma l'inconsistenza nelle retrovie non riesce a contenere la scalata vertiginosa dei sardi sul tabellone. Finisce 49 a 72 il terzo quarto. La fine è vicina.
Gli ultimi dieci minuti di gioco sono la rappresentazione della sofferenza di una squadra senza più speranze nè fede. In campo, nessun giocatore ci crede più, nessuno trova la forza di lottare, eccezion fatta che per un testardo Kryzstoff Bandura e per lo zoccolo duro del Dream Team degli anni d'oro: Di Bennardo, Latagliata, Stella, Miceli. Per oltre due minuti di gioco segnano solo i Ba.D.S., accorcia Di Bennardo a 7 minuti dalla fine, ma è un'illusione perché gli avversari si riprendono subito con gli interessi quei due piccoli punti rosicchiati. Il passivo aumenta paurosamente fino a -24. Di Bennardo va a segno ancora e guadagna due tiri liberi: lotta come un animale ferito. I sardi non si accontentano di una vittoria ormai certa e della salvezza meritatamente conquistata, pasteggiano con i resti del nemico, steso a terra sul campo di battaglia: 61 a 86 segna il tabellone a due minuti dalla fine. Si desidera il fischio dell'arbitro che metta fine all'agonia. 63 a 90, ancora a segno i Ba.D.S. con il "piccolo" Jimenez. Scorrono i secondi finali e Counts regala gli ultimi due punti del match al Dream Team: si chiude 65 a 90, fra le lacrime, l'annus horribilis della storia recente del club ionico.
La retrocessione è arrivata senza sorprese sebbene, fino alla vigilia del match-verità, la speranza volesse negare quanto appariva ormai ovvio: una discesa in A2 inevitabile, prodotta da un'annata priva di puntelli.


